ALLA FOLLIA
ALLA FOLLIA
In un antro, dove il sole si nasconde,
certe volte, mi adagio, li vicino a lui.
Su un letto di foglie ossute
che ristagnano immobili.
Mi sveglio nell'aria torrida
che si stacca scivolando giù dal cielo.
Mi avvicino costeggiando l'acqua.
Ne bevo assetato e mi accorgo
della mia trasparenza.
La regina nera nella stanza rossa,
domina il suo clan come una leonessa.
Consuma le sue voglie
con impeto di vergine.
Da vera maestra strazia anime e corpi,
incatena e tortura chi la brama,
brucia le spoglie ed offre i resti
con mirabili banchetti alla sua corte.
Chi mi parla del regale branco,
non è altro che un suo fedele servitore.
Aleggio indisturbato,
in questo luogo accozzato
in una stretta valle, buia e fredda.
Si respira l'aria dei sogni più perversi,
un geniale affresco di carne
che si sciolgie all'aria.
Frastuono oscillante nel caos.
Sussurri, gemiti, putride escrescenze,
brividi, carezze, languida violenza.
Spasmi muscolari
striduli lamenti...
il perfetto movimento della fine
nel ritmo primordiale del tam tam.
In quei luoghi originari
dove il sole non tramonta mai
non giungo più da tempi immemori.
Mi manca l'animo di tornare
in quell'aria satura di assenza,
quei colori smorti, quella vita inespressa.
La luce mi chiama, la guardo, la fisso
e girando il capo, seduto con lo sguardo fisso
sorrido a me stesso.