DESERTO (parte seconda) I Morti
I MORTI
I
Loculi, bare
dissepolte, ossa bruciate; resti.
E' buio e non so
dove sono... che strana posizione. Da un angolo traspare una figura; solo un
sussurro. E' un uomo? Sospeso nel vuoto e vestito di nero che farfuglia parole incomprensibili.
Esalazioni malsane si alzano dai corpi straziati, incorporee sensazioni. Cerco
un appiglio attraverso questo spazio angusto che mi faccia ricordare, mi sento
incompatibile con questo buio o con questa luce.
Un immagine mi
raggiunge come un lampo. Lei ha allungato le sue oscure ali prendendomi tra le
sue braccia. Un sospiro accecante mi attraversa il cranio come un ago nel
cervello. Mi ricorda un canto che mi soffiava nelle orecchie, ormai dimenticato
sotto un inutile pietra, nella totale assenza. Il nulla mi sovrasta
nell'essenza.
Ormai a cosa può
servire il ronzio delle api, il profumo dei fiori, la gioia della musica, la
carezza della mia sposa? Mi domando se è mai servito a qualcosa. Adesso che le
le mie orme sono coperte da fine sabbia, mi sento annegare in questo mare di
nulla. Cosa posso mai fare? La figura vestita di nero mantello, risponde
direttamente nel mio cuore (ho ancora un cuore?) di rimanere immobile prima di
iniziare a vibrare. E' una voce? Un pensiero? O solo quel che resta dell'anima?
II
Buio, solo buio.
Soprannaturale
stanchezza in questa nebbia opprimente che avvolge il tutto circostante. Senza
alcuna discriminazione, nel silenzio assoluto; avanza e avvolge. Immagino di
muovermi e nel farlo sento di non essere solo ma parte di una moltitudine,
immerso in una calca effimera e allungata come un unico organismo putrescente.
In attesa che la nebbia svanisca. Invece... ne arriva ancora animata da qualche
moto perpetuo e stagna su di noi; ci corrode in quest'immensità.
L'unica consolazione
potrebbe essere un ricordo, ma con un canto stridulo che si trasforma in un
lampo di luce che subito svanisce, me lo strappa senza alcun rispetto.
Nient'altro che nebbia, solo nebbia.
Allora provo ad
allargare la pupilla che l'occhio lacrima per provare a distinguere qualunque
altra cosa. Ciò che percepisco è solo un unico, uniforme, infinito grigio.
III
Nell'immobilità
comincio ad osservarmi, noto senza stupore vermi che assalgono queste squallide
membra, allungate, semiputrefatte. So di non essere solo in questo liquame,
nell'impossibilità di comunicare, non posso in alcun modo trasmettere, e dunque
aspetto.
Questo assoluto è
come cenere spenta nel camino, il pensiero si ricompone col corpo decomposto,
nessun rumore; quello che appare inorridito e spaventato è del tutto nuovo.
Nella nebbia che mi consuma, gli occhi lacrimanti, sono finestre spalancate
sull'infinito freddo di questo vortice immobile.
Suoni sommessi,
gridolini, spiattellamenti, pezzi di carne che si staccano dalle ossa consumate
e cadono nel nulla; perdendosi in questo vuoto pieno di niente che diventa il
nuovo nutrimento. Nebbia, nulla di più.
La figura vestita di
nero, ride e ride ancora, ride così forte che consuma ciò che penso rimanga del
mio cervello; ma non provo alcun dolore. Poi all'improvviso si ferma e mi
trasmette, nel plesso solare, una vibrazione che mi riverbera nell'essere una
consapevolezza che non mi appartiene; aspetto che arrivi il vento a rimescolare
la materia nella nebbia che consumi il morbo immortale del mio male.
IV
E' tutta una
sinfonia sospesa nel vuoto, attaccata con fili di pensiero al centro della
ruota leviatanica.
Tutto è cosi bello e
cosi puro, tutto è perfezione e armonia, gli spiriti- energia ritornati Luce
salgono da questo stato elevandosi in circolo con movimenti elicoidali
dirigendosi al punto unico iniziale.
E' una sinfonia di
metallo e di carne, di nervi e di sangue. Cuori straziati, menti confuse e
oppresse si offrono a denti affilati in attesa di essere dilaniati, come
amanti; di colui che muove la grande ruota.
All'inizio non sono
morto e sono Dio, alla fine non sono vivo e sono io.