L'ALTARE DELLA MAGIA INVOLONTARIA
Mi piace stare così, adesso. Non pensare, sentirsi invisibile, trasparente. Assolutamente distante da tutto e da tutti. Queste senzazioni di altre dimensioni rimbombano per ogni angolo della città. In quest'atmosfera ovattata anche le macchine perdono il loro potere, così come il pensiero. L'uomo non è più padrone del suo dominio, ma diventa parte di esso, perdendone il controllo. Se mai l'ha avuto.
E' tutto così tranquillo,
fiume di sensazioni che evaporano
da ogni corpo che mi passa davanti agli occhi.
Pian piano si costituisce in me una nuova disposizione delle cose.
Non più Ordine Caotico
ma Caos Ordinato.
E' tutto così puro,
così primordiale
che quasi non ci credo...
Le voci delle persone come i loro gesti
si confondono con il traffico, la folla, il volo degli uccelli.
Un autobus, un clacson, un grido d'infantile gioia,
un pianto, un disperato discorso di impiegate,
un poeta, una canzone.
E' una trasformazione.
La cacofonia assordante diventa armonia
in un crescendo di disaccordi che si uniscono.
E' un turbinare di toccate e fughe,
di costernazione e di gaiezza.
Ma tutto ciò è voluto? Se si da chi?
Ci muoviamo autonomamente
o siamo manovrati dal dominio da noi stessi creato?
Siamo i giocatori
o siamo le pedine?
Oppure entrambi.
Guardo Nettuno che si erge imperioso e forte,
sicuro di sè che il pianto umano non fa altro che confermare
l'impotenza stessa dell'essere difronte alla sua creazione.
E' così tutto.
Tutto quello che l'uomo crea lo perde,
ne diventa succube e non ne percepisce più il significato.
Il Grande Gioco si impossessa di noi
che siamo nient'altro se non la parte marginale,
il contorno, l'ipotesi finale,
l'innocenza del colpevole.
Finchè non comprenderemo di essere
noi stessi la Casa del Mondo.
E' tutto così tranquillo,
fiume di sensazioni che evaporano
da ogni corpo che mi passa davanti agli occhi.
Pian piano si costituisce in me una nuova disposizione delle cose.
Non più Ordine Caotico
ma Caos Ordinato.
E' tutto così puro,
così primordiale
che quasi non ci credo...
Le voci delle persone come i loro gesti
si confondono con il traffico, la folla, il volo degli uccelli.
Un autobus, un clacson, un grido d'infantile gioia,
un pianto, un disperato discorso di impiegate,
un poeta, una canzone.
E' una trasformazione.
La cacofonia assordante diventa armonia
in un crescendo di disaccordi che si uniscono.
E' un turbinare di toccate e fughe,
di costernazione e di gaiezza.
Ma tutto ciò è voluto? Se si da chi?
Ci muoviamo autonomamente
o siamo manovrati dal dominio da noi stessi creato?
Siamo i giocatori
o siamo le pedine?
Oppure entrambi.
Guardo Nettuno che si erge imperioso e forte,
sicuro di sè che il pianto umano non fa altro che confermare
l'impotenza stessa dell'essere difronte alla sua creazione.
E' così tutto.
Tutto quello che l'uomo crea lo perde,
ne diventa succube e non ne percepisce più il significato.
Il Grande Gioco si impossessa di noi
che siamo nient'altro se non la parte marginale,
il contorno, l'ipotesi finale,
l'innocenza del colpevole.
Finchè non comprenderemo di essere
noi stessi la Casa del Mondo.