OGAMUND

Vorrei essere preparato.
Devo implodere,
regredire al punto d'origine,
per trovare la scintilla che in punto di morte
illuminerà il risveglio.





OGAMUND: ovvero il prato dei sogni


Mi guardo e rispolvero pensieri stantìi, li tengo a posto. Fermo.
Mi muovo solo nella stanza dei sogni.
La brezza mi sveglia, dolce primavera. Si sente l'odore di nuovo mentre il sole brilla sull'erba,
tra fiori che piangono, sto disteso e guardo stupìto questo nuovo mattino.
Nuovamente innocente mi spoglio
riposo nel riposo di questo vortice immobile
nel prato dei sogni.


Pensa di viaggiare
col sole che picchia
ti fa colare il sudore sul collo.

Pensa di stare ad osservare
nel tempo infinito
sulle sponde di un mare ignoto
dove sullo sfondo un Sole arancio
sfoca in un tenue azzurro.

Immagina lo sciacquettìo delle onde
carezzate dal vento di ponente
e difronte Torri.

Torri che si ergono dalle acque
ed arrivano ad un punto che
non puoi vedere.

Intorno a quelle meraviglie
grovigli di volatili
che si divertono ad intrecciare
voli, giochi, traiettorie
instancabilmente
da mattina a sera
giorno dopo giorno.

Immagina di essere con Loro.

Immagina di essere una di Loro.

Scopri il piacere sottile
nella girandola intorno alle Torri.
Scoprilo trattenendo il fiato
risucchiata dalla folgorazione
della scoperta.

Nell'immensità del silenzio
ti scoprirai risvegliata da una dolce voce
indovinerai che il tempo non esiste
vivrai in eterno il sublime istante
in questo frammento di sogno.


La sera scivola via come olio su un pezzo di vetro, la nebbia inghiotte tutto, le case, le persone, le luci. L'aria è fredda. Il vento soffia singhiozzando come un bambino che piange per qualcosa che non può ottenere. Le stelle luccicano come tanti occhi di gatto. Gli alberi alla luce della Luna sembrano tante persone inerti ma comunque più vive delle persone stesse. Le case assumono strani e curiosi profili che formano figure grottesche e raccapriccianti.


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